Lo avevamo capito anche con Milan Kundera, negli anni Ottanta, che essere leggeri è insostenibile, che non è possibile farsi carico del senso che deve definirti e compierti, perché sarà sempre il senso a mancarti. Già da Lo scherzo, il suo primo romanzo, ci ha detto che siamo tutti convinti che le vicende che capitano debbano pure significare qualche cosa, che abbiano dietro un che di segreto che magari sfugge ma ci deve essere. Noi dobbiamo, ecco: decifrarlo. La vita è lì che scivola per raccontarci qualcosa di grande e meraviglioso, basta trovare una chiave. La filosofia è la favola che ti racconti dietro la devastazione. Se il mondo è un giocattolo rotto, un puzzle esploso, che ti ha lasciato tessere sul tappeto, in soggiorno, in bagno, e che non sai se riuscirai a mettere di nuovo insieme, tu pensi che bisogna mettere ordine, e tutto stia nel comporre con rigore ed attenzione. La storia della filosofia contemporanea, ci ha detto uno dei suoi interpreti più acuti, Antonio De Simone, ha questo grande paradosso: perché è dalla lacerazione e dai pensatori del frammentario, del dettaglio, del finito, che nasce il bisogno dell’intero. Dietro la ricchezza inquieta della riflessione sul tempo presente, c’è il bisogno di Hegel, delle pagine più alte a cui è arrivato il pensiero occidentale. «Hegel è all’origine di tutto quel che si è fatto di grande in filosofia», scrisse Maurice Merleau-Ponty e De Simone si è impegnato per dimostrarci che Hegel è il nostro futuro, non il nostro passato. Tutto non ‘viene da’ ma ‘va verso’ il suo idealismo assoluto. La sua ricchezza è la risposta alle sfide della modernità, a quelle del soggetto della e nella modernità e il ‘sistema’ è l’unica risposta possibile alla crisi. Ritrovare Hegel, per andare oltre Hegel con Hegel. Se bastasse uno slogan, per cavarsela, sarebbe questo.
resta aggiornato sulle novità editoriali e sugli eventi Morlacchi
Facebook
Youtube
Instagram