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Arcimboldo perugino - presentazione

Boldrino (e.c.)
Sonetti
 


Isbn: 9788893920780
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 2019
Collana: La ricerca letteraria

€ 16,00

La grande Perugia

Dal Montemalbe al pian di San Martino

nei giorni del lavoro e della festa

trascorre sempre laboriosa e onesta

la vita nel contado perugino.


Se il centro antico piange un bel pochino,

perché l’esodo amaro non si arresta

e c’è chi teme pur che altra tempesta

sia pronta a minacciare da vicino;


salgono intanto buone previsioni

da Porta Sole agli ultimi castelli

e ovunque la speranza ormai si spande


di riportare ancor la festa grande,

come era nei programmi ai tempi belli,

sognando in testa pure le emozioni.





«Chi è Boldrino? Boldrino è e.c. Lo si legge in corsivo fra parentesi ad intestazione dei quaderni di sonetti che sono usciti alla spicciolata nel corso di questi anni. Diremmo, dunque, corrivamente che Boldrino è nome di penna per Enzo Coli, ma con gli “affari di Poesia” non giova esser corrivi: occorre essere sottili. Dicevo: e.c., cioè due lettere minuscole e puntate (quasi a voler occupare il minor spazio possibile), sottostanti il maiuscolo Boldrino. Parrebbe che Enzo Coli voglia così nascondersi, o solamente occhieggiare di sottecchi, lasciando campeggiare il prepotente Boldrino che di lui s’impossessa e fa defluire dal suo calamo l’inchiostro, mosso dalle occasioni della vita quotidiana che diventa poesia. Boldrino/e.c. non è meno potente con i suoi sonetti di Boldrino da Panicale, capitano di ventura della seconda metà del XIV secolo, che flagellò isole e rive del Trasimeno e che in virtù delle numerose vittorie ottenute per Perugia fu insignito del dono delle chiavi della città. Probabilmente non le chiavi di Perugia (talvolta ingenerosa con gli spiriti magni) avrà Boldrino-poeta, ma di certo egli possiede già le chiavi del cuore di amici affettuosi e dei suoi cari».

«Sono veramente giunto alla conclusione, così sintetizzabile: Boldrino, ascoltando soprattutto la voce del cuore e percorrendo i vari sentieri della poesia antica, della letteratura italiana, senza peraltro disdegnare espressioni di spiccato gusto popolareggiante, e attraversando le tappe della propria vicenda umana, rievoca antichi ricordi, remoti incontri, fulminee impressioni. I suoi occhi brillano di gioia soprattutto alla vista dei nipotini, della moglie, delle figlie, dei parenti, degli amici; sono impressionati dall’allarmante sciocchezza e corruzione di alcuni politici; si bagnano di lacrime al ricordo di persone care che non sono più su questa terra; si velano di mestizia di fronte alla “sepoltura” della fontana prediletta. Ne esce, in definitiva, una poesia che abbraccia l’ampia gamma di variazioni tematiche ed espressive di un’arte sorridente e luminosa quanto anche severa e mesta, sospesa tra cielo e terra, tra realtà e ricordo, tra antico e moderno, ma sempre innamorata per le cose e le pulsioni verso la vita ed i suoi molteplici e folgoranti aspetti. Il tutto espresso con un linguaggio ricco di vocaboli dotti, la cui malia si insinua nelle pieghe della memoria per poi riaffiorare come da un itinerario carsico». Mauro Donnini


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