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Georgi Dimitrov
Diario
Gli anni della Bulgaria 1945-1949

Traduzione a cura di Armando Pitassio



Isbn: 9788893926843
Pagine: 532
Anno di pubblicazione: 2026
Collana: Saggi e studi di storia risorgimentale e contemporanea

Il bulgaro Georgi Dimitrov nella lotta per una società più giusta aveva perso due fratelli e aveva trascorso venti anni in esilio, durante i quali era stato innalzato ai vertici dell’Internazionale comunista. Rientrando in patria aveva avvallato, sollecitato e imposto l’eliminazione, anche fisica, non solo dei responsabili del regime che aveva trascinato la Bulgaria ad allearsi con la Germania nazista, ma anche di tutti coloro che si erano andati opponendo alla edificazione di una “democrazia” in cui non c’era posto per il dissenso dalle scelte del partito comunista e, soprattutto, per ogni divergenza seppur lieve con la politica del “grande paese fratello”, l’Unione Sovietica, identificato come il baluardo del proletariato. Ma, nella sua generosa speranza di superare i conflitti nazionalisti dell’Europa orientale, proponendo avanzate soluzioni federali, egli stesso, seppure involontariamente, era entrato in collisione con il venerato e temuto Stalin: da questi umiliato e deriso, stanco e ammalato, fu lasciato ancora a capo del suo partito e del suo governo per morire in una clinica di Mosca nel luglio del 1949.

Informazioni sull'autore
Georgi Dimitrov (1882-1949), nato da una famiglia di artigiani, tipografo, sindacalista aderì in gioventù all’ala del socialismo bulgaro intransigente (i socialisti “stretti”), che poi diede vita al partito comunista bulgaro. Costretto all’esilio, raggiunse una fama internazionale quando venne incolpato all’avvento del regime nazista dell’incendio dei Reichstag. Assolto nel processo che seguì l’evento, trovò rifugio in Unione sovietica. Dal 1935 al 1943 fu segretario dell’Internazionale comunista, avendo come vicesegretario Palmiro Togliatti. Rientrato nel 1945 nella Bulgaria occupata dalle truppe sovietiche ricoprì la carica di segretario generale del partito comunista e, successivamente, di capo del governo del Fronte Patriottico. Dal 1933 al 1949, anno della sua morte, tenne un diario e questo è un fatto eccezionale, poiché dei dirigenti comunisti si possiedono talora le memorie, ma mai diari. Steso in russo e in bulgaro, uscito dagli archivi del Partito comunista bulgaro nel corso degli anni Novanta, pubblicato integralmente a Sofia nel 1997, questo diario è stato generalmente tradotto in Occidente, compresa l’Italia, per gli anni che videro Dimitrov operare come dirigente dell’Internazionale o come alto funzionario del Partito comunista sovietico. E però gli anni “bulgari” del diario di Dimitrov appaiono altrettanto interessanti e meritano di essere messi a disposizione del lettore italiano.

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